nov 26 2020

Ilaria Fornari

Aggiornamento Mercati al 26 novembre 2020

Autore: Ilaria  Fornari

Ottimismo sui vaccini sostiene i mercati  Anche la seconda metà di novembre si è rivelata favorevole per le classi di attivo rischiose, nelle diverse aree geografiche e comparti. Nell’arco dell’ultimo mese, i rendimenti totali in valuta locale hanno premiato i mercati azionari, con un recupero medio dell’indice Morgan Stanley World superiore a 6%, risultato di una performance dell’area euro (prossima a 10%) quasi doppia rispetto a quella statunitense.  Nel credito il recupero è stato relativamente maggiore nei comparti più speculativi, quali bond emergente e high yield  sia europeo che USA, ma anche il comparto investment grade ha registrato un rendimento totale positivo. In un contesto di stabilizzazione o moderato aumento dei rendimenti governativi, spicca la performance brillante dei titoli di stato italiano, ancora una volta sostenuto dalla ricerca di rendimento e dalle prospettive di ulteriore sostegno dalla BCE.

In un contesto di rapido deterioramento dell’attività economica legato alla recrudescenza della pandemia, il recupero della propensione al rischio degli investitori riflette soprattutto i progressi sanitari: l’elevata efficacia di alcuni vaccini, il numero elevato di sperimentazioni in fase avanzata e le prime ipotesi concrete su tempi di produzione e somministrazione globale del vaccino hanno spinto gli investitori a “guardare oltre” la pandemia Covid-19. Inoltre l’atteso avvio della transizione all’Amministrazione Biden sta progressivamente riducendo l’incertezza politica statunitense. Questi sviluppi favorevoli hanno più che compensato le notizie negative sul fronte della pandemia e la persistente incertezza sulla politica fiscale americana, poiché si è ridotta la probabilità che sia approvato un pacchetto di nuove misure entro fine anno. La scorsa settimana ha sorpreso la richiesta alla Federal Reserve, da parte del Ministro del Tesoro uscente Mnuchin, di restituire al Tesoro i fondi ($455bln) non utilizzati nell’ambito del Cares Act, che includeva la possibilità per la Fed di prestare direttamente all’economia reale. (Janet Yellen, in passato Presidente della Federal Reserve e neo-nominata da Biden Ministro del Tesoro, potrà reintrodurre tali fondi previa tuttavia approvazione da parte del Congresso, nelle prime settimane del 2021; gli strumenti che estendevano la possibilità di prestiti Fed diretti all’economia reale sono stati tuttavia finora poco utilizzati).

Prosegue rotazione settoriale verso ciclici e value     Gli sviluppi pandemici sono destinati ad impattare ancora molto sensibilmente l’economia, sul piano sia ciclico che strutturale. Colpiscono tuttavia la rapidità e forza delle rotazioni settoriali nell’azionario, che evidenziano la prontezza degli investitori nel ridisegnare il contesto economico e di mercato in vista della futura uscita dall’emergenza pandemica. Dal primo annuncio di inizio novembre sull’efficacia del vaccino Pfizer, si è accentuato un trend di rotazione settoriale e di stile in atto da quasi tre mesi, dai settori difensivi e dallo stile cosiddetto growth a favore dei comparti ciclici e dello stile value finora più penalizzati dalla pandemia. Da inizio novembre i comparti energia (+38%), finanziari (+20%) e industriali (+18%) hanno nettamente sovra-performato l’indice S&P complessivo (+11%) e soprattutto i comparti legati ai temi secolari quali tecnologia e farmaceutici. Considerazioni analoghe valgono per l’Europa, dove da inizio novembre il rialzo di finanziari (+28%) ed energia (37%) ha nettamente superato quello di tecnologia ed health care.

Vaccini in futuro, ma al momento ancora Covid

La crescente disponibilità di un vaccino legittima l’ipotesi di graduale uscita dall’emergenza pandemica nel corso del 2021. Occorre tuttavia riconoscere che l’epidemia Covid-19 è ancora lontana dall’essere sotto controllo: la riapertura delle economie dopo i lockdown primaverili ha consentito un rimbalzo del PIL globale di portata storica, ma nello stesso tempo ha innescato una recrudescenza della pandemia che ha costretto molti governi ad adottare nuove misure restrittive destinate ad impattare l’economia.  I lockdown autunnali sono stati finora più significativi nei paesi europei, dove emergono primi segnali di stabilizzazione dei contagi. In contrasto, i contagi sono ancora in netta accelerazione negli Stati Uniti, dove appaiono inevitabili nuovi restrizioni all’attività. Queste ondate di diffusione della pandemia sono destinate ad impattare con tempi e modi diversi la crescita economica, come già segnalano gli indici PMI Flash di novembre, in calo in area euro (specie per la componente servizi), ma ancora molto resilienti negli USA. Nella media dell’area euro, in novembre l’indice PMI Flash composto è sceso quasi 5 punti a 45.1, con un calo trainato dai servizi a fronte di una flessione più contenuta nel manifatturiero.

Occorre tuttavia osservare che sia il deterioramento degli indicatori anticipatori che il calo dei tassi di mobilità sono stati molto meno significativi rispetto alla scorsa primavera: è ragionevole ritenere che la decelerazione del PIL nel quarto trimestre 2020, pur significativa, sarà molto meno grave di quella registrata nel secondo trimestre. Attualmente si prevede una caduta trimestrale del PIL tra 8% e 10% (annualizzato) nell’area euro, ed una stagnazione negli USA. La debolezza ciclica proseguirebbe a inizio 2021, mentre, compatibilmente con l’avvio della vaccinazione su larga scala, la crescita globale si rafforzerebbe sensibilmente nella seconda metà del 2021.

 

 

 

 

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