dic 3 2021

Ilaria Fornari

Variante Omicron - quali gli scenari possibili?

Autore: Ilaria  Fornari

Gli sviluppi pandemici tornano a spaventare i mercati. I timori sulla contagiosità e pericolosità della nuova variante Omicron hanno spinto bruscamente al ribasso i mercati azionari, mettendo in ombra i dati macro positivi pubblicati nelle maggiori economie nelle ultime settimane.

La correzione ha raggiunto quasi 8% in Europa e 6% nell’area emergente, a fronte invece di indici USA più resilienti: nel mese di novembre la performance di tutte le aree geografiche è scesa in territorio negativo, benché in modo solo lieve per gli USA. La flessione ha interessato tutti i settori, ma è stata relativamente maggiore per i finanziari e i ciclici, più esposti al peggioramento della congiuntura e alla moderazione dei rendimenti.

Le curve governative si sono appiattite, riflettendo la revisione al ribasso delle stime di crescita. Il prezzo del petrolio è sceso di oltre 10% nelle ultime due settimane, ritracciando tutto il balzo di settembre e ottobre. 

Occorreranno diverse settimane per valutare la contagiosità della variante Omicron e la capacità di eludere i vaccini attuali. Si stimano 100 giorni per la produzione su larga scala di nuovi vaccini, se fosse necessario adattare quelli esistenti.

Si possono al momento identificare due scenari principali:

  • Nel primo scenario Omicron si confermerebbe molto contagiosa e resistente ai vaccini esistenti ma senza aggravare significativamente gli attuali tassi di ospedalizzazioni e mortalità. La crescita globale rallenterebbe sensibilmente nel primo trimestre 2022 dato l’aumento delle restrizioni e il calo della mobilità, ma recupererebbe nei trimestri successivi, grazie alla diffusione dei vaccini. In questo scenario l’espansione mondiale non sarebbe compromessa ma cambierebbe il profilo trimestrale del PIL. Resta invece più incerto l’impatto sull’inflazione: le pressioni al ribasso dal calo dei prezzi di materie prime e servizi sarebbero compensate da pressioni al rialzo collegate a vincoli di offerta e interruzioni delle filiere produttive, che già nel corso del 2021 hanno spinto l’inflazione globale ai massimi da trent’anni.
  • In uno scenario alternativo avverso, apparentemente meno probabile, la nuova variante Omicron si rivelerebbe più pericolosa di quelle esistenti, creando pressioni sulle strutture sanitarie e lockdown più significativi. L’impatto recessivo sarebbe maggiore e più persistente, con implicazioni sfavorevoli per le classi di attivo rischiose e più favorevoli per il bond, ipotizzando il prevalere nel breve di pressioni disinflazionistiche. 

L’incertezza aggiuntiva creata dalla variante Omicron complica l’outlook per il 2022.

L’insorgenza di nuove varianti ostacola il raggiungimento dell’immunità di gregge, e ci ricorda che il legame tra mobilità e virus non è stato del tutto spezzato.

In positivo tuttavia, il miglioramento della risposta sanitaria, e l’adattamento di policy maker, consumatori e imprese in quasi due anni di pandemia prospettano un impatto economico meno dirompente dal Covid-19.

Confrontiamo ad esempio gli indicatori di manifatturiero e servizi nelle due ondate di marzo 2020 e dicembre 2020. Nel primo caso, entrambi i settori registrarono un vero e proprio crollo, sia in area euro che negli USA. Nell’inverno successivo invece, in area euro la caduta dei servizi fu molto minore e il manifatturiero continuò a crescere, mentre negli USA nessuno dei due settori rallentò. 

Inoltre, diversamente dall’uscita da precedenti crisi, permangono importanti fattori di sostegno all’espansione: solidità dei bilanci familiari, politiche fiscali e monetarie espansive, robusto ciclo degli investimenti, forte crescita degli utili e risparmi accumulati.

L’inflazione continua a sorprendere al rialzo nei maggiori paesi avanzati. Prendendo le variazioni a due anni che non risentono degli effetti base e delle distorsioni degli ultimi12 mesi, si evidenzia un trend inflattivo ancora molto moderato nell’area euro e viceversa in netta accelerazione negli Stati Uniti.

L’incertezza pandemica complica il percorso di normalizzazione della politica monetaria. L’attenzione è rivolta alle riunioni di metà dicembre di Fed e BCE per un aggiornamento delle stime macroeconomiche e delle guidance sui tassi. Il Presidente Powell ha tuttavia anticipato di ritenere opportuna un’accelerazione del tapering, data la persistenza delle tensioni inflattive.

Concludiamo con il calendario di dati, segnalando negli Stati Uniti venerdì 3 dicembre i dati sul mercato del lavoro sempre nel mese di novembre, che dovrebbero mostrare un recupero sostenuto nella crescita degli occupati, con un tasso di disoccupazione pari o inferiore all’attuale 4.6 %. 

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