dic 20 2019

Ilaria Fornari

Una conclusione di anno secondo le attese

Autore: Ilaria  Fornari


In evidenza questa settimana:

  • Riduzione rischi geopolitici sostiene classi di attivo rischiose
  • Prosegue rialzo rendimenti governativi
  • UK: nuovo governo Conservatore si impegna a uscire da UE entro gennaio 2020 ma si oppone a eventuale proroga periodo transizione
  • Permane incertezza su futuro regime scambi commerciali UK-UE
  • Fed segnala stabilità e appropriatezza politica monetaria: FOMC prevede tassi invariati nel 2020

La scorsa settimana ha visto ancora un recupero delle classi di attivo rischiose: i differenziali di rendimento sono scesi nel credito high yield e l’azionario è salito a nuovi massimi. I rendimenti governativi sono risaliti portandosi a circa 1.90% per il Treasury e a -0.30% per il Bund: prosegue un trend di graduale rialzo che ha portato i tassi decennali oltre 40 p.b. sopra i minimi della scorsa estate.

Questo andamento riflette due sviluppi favorevoli sul fronte geopolitico che riducono il rischio di scenari avversi e favoriscono il nostro scenario centrale moderatamente costruttivo su economia e mercati.

Stati Uniti e Cina hanno concordato una tregua commerciale che, pur lasciando in vigore gran parte dei dazi già esistenti, dovrebbe scongiurare l’introduzione di nuovi dazi nei prossimi mesi, e in generale ridurre il rischio di una nuova escalation della trade war. Inoltre si prospetta entro fine anno l’approvazione da parte del Congresso americano del nuovo accordo commerciale con Canada e Messico che sostituirà il cosiddetto NAFTA.

Nel Regno Unito la salda maggioranza di seggi conquistata dal Partito Conservatore nel nuovo Parlamento porterà ad un’accelerazione del processo Brexit: il Primo Ministro Johnson si è impegnato ad approvare entro fine anno l’Accordo di Recesso già concordato con l’Unione Europea e a guidare il Regno Unito fuori dall’Unione entro il 31 gennaio. Probabile anche l’approvazione di un pacchetto fiscale espansivo a sostegno dell’economia britannica nei prossimi mesi.

Il periodo di transizione – con invarianza legislativa –si concluderebbe a dicembre 2020, un periodo quasi certamente troppo breve per rinegoziare tutti gli accordi commerciali tra i due Paesi. Il Primo Ministro sarebbe tuttavia intenzionato a vietare per legge qualsiasi prolungamento del periodo di transizione oltre la fine del prossimo anno. L’incertezza sul nuovo modello di interscambio tra Regno Unito e Unione Europea è quindi destinata ad accentuarsi nel corso del prossimo anno.

La scorsa settimana la Federal Reserve ha confermato un messaggio di stabilità e appropriatezza della politica monetaria. Le previsioni macroeconomiche aggiornate al 2022 sono state modificate solo marginalmente: Slide 4  nei prossimi due anni la crescita del PIL rallenterebbe leggermente a tassi prossimi a 2% e l’inflazione di fondo, misurata dall’indicatore preferito della Fed, salirebbe gradualmente al target del 2% entro il 2021.

La maggioranza dei membri del Comitato Monetario ora prevede tassi ufficiali invariati nel 2020 con un lieve rialzo nei due anni successivi che comunque manterrebbe il Fed Funds a livelli espansivi. Il Presidente Powell ha ribadito che un intervento sui tassi – in entrambe le direzioni – richiederebbe uno scenario sostanzialmente diverso da quello previsto: in particolare un rialzo dei tassi ufficiali richiederebbe un rialzo dell’inflazione significativo e persistente, al momento improbabile.

Venendo al calendario economico, nelle prossime due settimane non saranno rilasciati dati significativi. Segnaliamo soltanto negli Stati Uniti l’indice ISM manifatturiero relativo al mese di gennaio, che sarà guardato con attenzione perché nei mesi scorsi ha dato un segnale meno positivo rispetto all’analogo indice PMI, segnalando quindi un settore industriale ancora in sofferenza.

 

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