nov 19 2021

Ilaria Fornari

Un'inflazione non così temporanea

Autore: Ilaria  Fornari

Il mese di novembre resta orientato alla propensione al rischio. Nelle ultime due settimane è proseguita la salita dei mercati azionari, che porta oltre 7%  i ritorni totali dell’azionario globale dall’inizio del quarto trimestre .In questa fase il recupero è generalizzato per area geografica e interessa diversi settori, dalla tecnologia ai comparti ciclici come consumi discrezionali e industriali. 

I mercati hanno beneficiato di risultati aziendali molto positivi relativi al terzo trimestre e di alcuni sviluppi macro favorevoli specie negli Stati Uniti, dove i dati di ottobre hanno evidenziato un’accelerazione della crescita occupazionale e un miglioramento dei servizi, lasciando presagire un rimbalzo della crescita del PIL USA nel quarto trimestre dopo la debolezza del terzo.

L’azionario è inoltre sostenuto dalla complessiva moderazione dei rendimenti governativi a lunga scadenza con i tassi decennali che faticano a salire oltre1.60% per il Treasury e oltre -0.20% per il Bund. Gli investitori azionari possono quindi ancora scontare gli utili futuri attesi a tassi reali eccezionalmente compressi.

L’espansione del bilancio delle banche centrali continua ad avere un ruolo determinante nel comprimere i rendimenti a lunga scadenza, in un contesto in cui prosegue il rialzo dell’inflazione corrente e attesa. 

Le aspettative d’inflazione negli Stati Uniti, secondo diverse misure, sono risalite sopra 2.5% sulle scadenze a 5 e 10 anni. Si tratta di valori più elevati che in passato ma ampiamente inferiori ai livelli correnti d’inflazione, segno che gli investitori ritengono in parte temporanea la fiammata inflattiva. 

Gli investitori stanno tuttavia mettendo alla prova la determinazione delle banche centrali a contrastare il rialzo dell’inflazione nei prossimi trimestri. Negli Stati Uniti in particolare, i futures sul Fed Funds scontano almeno due rialzi dei tassi ufficiali entro la fine del prossimo anno, prima di quanto finora segnalato dalla Fed. Saranno importanti in proposito le nuove indicazioni della banca centrale, sul profilo futuro atteso dei tassi ufficiali, alla riunione di metà dicembre. 

L’andamento dell’inflazione resterà un tema dominante per i mercati date le continue sorprese al rialzo. In ottobre l’inflazione al consumo statunitense è salita sopra 6% per il dato complessivo e sopra 4% per la componente core depurata del forte rialzo di energia e alimentari. In entrambi i casi si tratta dei valori più alti degli ultimi trent’anni. 

Il balzo dell’inflazione è stato in parte trainato da vincoli di offerta e da altre distorsioni legate alla pandemia, destinate a rientrare nei prossimi mesi. 

In positivo, vi sono già segnali di stabilizzazione dai costi di trasporto e dal prezzo di alcune materie prime. In prospettiva tuttavia, i trend inflattivi saranno meno legati a vincoli di offerta, e soprattutto determinati da altri fattori potenzialmente meno favorevoli quali la crescita salariale, e il prezzo di alcuni servizi.

Osservato speciale l’andamento degli affitti – pari a circa 30% dell’inflazione core USA – destinati a salire ancora in risposta all’aumento del prezzo delle case.

Concludiamo con il calendario di dati, segnalando per martedì 23 novembre la pubblicazione nelle maggiori economie avanzate degli indici PMI Flash per manifatturiero e servizi, utili a finalizzare le stime di crescita del PIL nel quarto trimestre.

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