nov 5 2020

Ilaria Fornari

Elezioni USA: prime implicazioni per gli investitori

Autore: Ilaria  Fornari

Ilaria Fornari PhD - Strategist di Euromobiliare Advisory SIM, presenta un aggiornamento economico finanziario.

In evidenza questa settimana:

  • Joe Biden prossimo alla 46ma Presidenza USA
  • Risultato non definitivo dati tempi di scrutinio del massiccio voto postale e possibili contestazioni con richiesta riconteggi per alcuni stati con scarto minimo (quali Wisconsin e Nevada) e(o contestazioni alla Corte Suprema sulla costituzionalità di recenti cambiamenti alle regole del voto postale in alcuni stati (Pennsylvania). Improbabile tuttavia un ribaltamento del risultato.
  • Presidenza Biden con sostegno solo parziale del Congresso impedirà una piena implementazione del manifesto elettorale
  • In negativo: si riduce probabilità di approvare in tempi brevi un piano di stimolo fiscale molto ampio a danno della crescita USA nel breve. In positivo per gli investitori: minori prospettive di regolamentazione, improbabili aumenti delle tasse su utili aziendali e capital gain.
  • Implicazioni settoriali diversificate: favorita nel breve la tecnologia, rotazione settoriale a favore dei ciclici rinviata in attesa di sviluppi sanitari  e fiscali favorevoli
  • Politiche internazionali: maggior multilateralismo e minor focus sui dazi favoriscono Europa, ma probabile rapporto ancora conflittuale con Cina su tecnologie e altri fattori strategici.

Joe Biden, candidato del Partito Democratico, sarà molto probabilmente il prossimo Presidente degli Stati Uniti. A due giorni dalla chiusura delle urne, il risultato delle elezioni presidenziali americane resta tuttavia incerto, dati lo scarto molto limitato tra i due contendenti, i ritardi nello scrutinio del voto postale, che quest’anno ha raggiunto dimensioni eccezionali, e la possibilità di future contestazioni e possibili riconteggi dei voti. Al momento appare tuttavia difficile che questo possa ribaltare il risultato del voto presidenziale anche se resta incerta la composizione del Congresso, ossia di Camera e Senato.

E’ molto probabile che i repubblicani richiedano il conteggio dei voti negli stati in cui lo scarto mtra i due contendenti è minimo(Wisconsin e Nevada), in ogni caso il riconteggio non dovrebbe protrarsi oltre fine novembre. Il Presidente Trump potrebbe inoltre appellarsi alla Corte Suprema per l’incostituzionalità della (recente) decisione della Pennsylvania di prolungare i tempi (di ricezione) del voto postale (tuttavia la Pennsylvania potrebbe rivelarsi non rilevante ai fini della vittoria). 

La prossima data importante è il 14 dicembre, quando gli Elettori ossia i delegati dei diversi stati, dovranno votare il nuovo Presidente, la cui investitura ufficiale è tuttavia prevista a inizio gennaio.

Le implicazioni economiche, politiche e di mercato a nostro avviso sono già evidenti.

Non c’è stata l’ondata di voti democratici, la cosiddetta blue wave, che avrebbe garantito al Presidente anche il pieno controllo del Congresso: democratici e repubblicani manterrebbero la maggioranza rispettivamente di Camera e Senato. La prospettiva di un Congresso diviso, che riflette le profonde divisioni interne al Paese, di fatto replica quanto accaduto per quasi tutto il trascorso decennio. L’esperienza insegna che questo limita la capacità del Presidente di implementare pienamente il proprio manifesto elettorale. 

Per la Presidenza Biden questo avrà implicazioni sia positive che negative, ma che nel complesso i mercati dovrebbero accogliere favorevolmente, pur con diversificazione tra settori.

Si accentua la revisione al ribasso delle stime di crescita economica USA per il quarto trimestre 2020 e i primi mesi del 2021 data anche l’accelerazione dei contagi che potrebbe portare anche negli Stati Uniti a misure restrittive. Si riduce infatti la possibilità che la nuova Amministrazione possa approvare uno stimolo fiscale molto ampio per dimensione ed ambizioso per composizione: si ridimensionano ad esempio l’aumento della spesa sociale o l’impulso alla green economy. Questo tende, almeno nel breve termine, a penalizzare i comparti azionari ciclici, per i quali una stabile leadership di mercato potrebbe essere solo rinviata, in attesa di sviluppi favorevoli sul fronte sanitario o fiscale, che dovrebbero giungere entro l’inizio del 2021.

In questo contesto si riducono le pressioni al rialzo sui rendimenti governativi a lungo termine statunitensi, interrompendo quel processo di irripidimento della curva, in atto da diverse settimane, innescato da aspettative di forte impatto dello stimolo fiscale su crescita economica e deficit pubblico. Considerazioni analoghe valgono anche per le aspettative d’inflazione a medio-lungo termine, che dovrebbero stabilizzare o scendere, dopo un periodo di rialzo.

La prospettiva di tassi più bassi per un periodo prolungato continua tutta la tecnologia e in genere i settori che investono in ricerca e che scontano utili e cash flow relativamente più lontani nel tempo, anche sfruttando temi secolari. Sono invece penalizzati i finanziari, specie le banche, perché con tassi a breve ancorati dalle politiche monetarie, una curva dei rendimenti piatta limita le prospettive di redditività.

In positivo dal punto di vista degli investitori, una Presidenza Biden con mandato parziale del Congresso riduce la probabilità di interventi incisivi in termini di nuova regolamentazione, a beneficio soprattutto dei titoli tecnologici e finanziari, che avrebbero potuto essere colpiti da misure anti-trust o da normative più stringenti per le banche di minor dimensione. Con un Senato repubblicano, si allontana inoltre la prospettiva di aumenti delle tasse invisi ai mercati, quali una revisione della riforma Trump con aliquote più elevate sugli utili aziendali, o un aumento dell’aliquota sui capital gain. Le migliorate aspettative di utili sono un fattore di sostegno per le valutazioni e per tutto il comparto azionario.

Per quanto infine riguarda le politiche commerciali, un’Amministrazione Biden probabilmente ripristinerebbe un maggior multilateralismo nei rapporti internazionali specie su temi diversi da quelli economici, con maggior apertura alla cooperazione su cambiamento climatico ed emergenza sanitaria. Se confermata, questa prospettiva favorirebbe l’Europa. Il conflitto con la Cina è destinato a perdurare ma forse con meno enfasi sui dazi e maggior focus su temi strategici quali il controllo delle tecnologie.

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