set 30 2021

Ilaria Fornari

Aggiornamento Mercati al 30 settembre 2021

Autore: Ilaria  Fornari

Nei mercati finanziari è tornata una contenuta volatilità. Nelle ultime due settimane l’azionario ha registrato un calo prossimo a 2% nella media globale, relativamente più accentuato nell’area emergente rispetto a quella sviluppata, in un contesto di rialzo dei rendimenti governativi. Gli investitori temono le ripercussioni della crisi del settore immobiliare cinese, che rappresenta circa un quarto dell’economia, sulla crescita economica globale. Le difficoltà dell’immobiliare riflettono soprattutto l’intervento regolamentare del governo ciense nel comparto real estate per ridurre l’indebitamento e frenare l’aumento dei prezzi. Questo a sua volta fa parte di una strategia molto più complessa di interventi strutturali nell’economia cinese – che il Premier Xi Jinping ha chiamato common prosperity - volta a redistribuire ricchezza, ridurre monopoli e soprattutto a ridurre la leva finanziaria nell’economia, dopo molti anni di crescita finanziata con investimenti ed elevata creazione di debito.. Questo cambiamento di regime renderà più sostenibile la crescita cinese nel medio periodo, ma probabilmente al costo di una minor crescita nel breve termine.

Manteniamo uno scenario costruttivo sul proseguimento dell’espansione globale, ma riconosciamo i rischi di un rallentamento più pronunciato dell’economia cinese. In generale riteniamo che il trade-off crescita-inflazione si sia moderatamente deteriorato. Da un lato il rallentamento della crescita globale, pur previsto, è stato generalmente più accentuato delle attese, dall'altro l'inflazione ha (anche in questo caso come previsto) superato i picchi estivi (specie in USA), ma molto probabilmente stabilizzerà a livelli stabilmente più elevati rispetto alle previsioni d’inizio anno.

Il rallentamento ciclico è evidente nel progressivo calo dei PMI e di altri indicatori anticipatori, proseguito in settembre e trainato dalla Cina (nel manifatturiero), sulla scorta (in quest’ultimo caso) di un mix relativamente più restrittivo di politiche fiscali, monetarie e regolamentari.

Nei paesi avanzati, il rallentamento ciclico non riflette una carenza di domanda. Il ciclo di beni capitali è particolarmente sostenuto e continuerà a beneficiare di stimoli fiscali variamente declinati in area euro (Next Generation Europe) e USA (piani infrastrutture in discussione al Senato); inoltre permangono condizioni monetarie molto espansive e crescita occupazionale e risparmi continueranno a sostenere i consumi privati. I bilanci di famiglie e imprese sono molto più solidi di quanto storicamente accade all’uscita dalle recessioni.

La perdita di slancio ciclico riflette invece strozzature di offerta variamente declinate, dalla carenza di semiconduttori, materie prime e componenti, ai ritardi diconsegna, ai forti aumenti nel costo dei trasporti. I malfunzionamenti delle catene produttive esprimono uno shock di offerta legato alla diffusione della variante Delta, che se protratto, potrebbe avere ripercussioni indirette anche sulla domanda, tramite aumento dell’inflazione e calo del reddito disponibile e della fiducia dei consumatori. Spiccano i maggiori costi degli input (scesi dai picchi estivi ma ancora molto elevati), il prezzo di alcune materie prime (prezzo del petrolio verso $80/barile) e il disallineamento tra domanda e offerta di lavoro in USA e area euro: occorre monitorare le tensioni salariali, che attualmente tuttavia non emergono in area euro, ed emergono solo in misura contenuta nel mercato del lavoro USA.

Uno sviluppo importante nelle prossime settimne, per definire le prospettive di crescita USA nel 2022 e oltre, sarà la definizione del piano fiscale dell’Amministrazione Biden, centrato sulle infrastrutture e su un complesso di interventi redistributivi del reddito, distribuito nell’arco dei prossimi dieci anni: attualmente le controversie politiche legate all’aumento del “tetto del debito” rischiano di ritardare l’approvazione del piano o di modificarne la complessiva dimensione e composizione.

Gli investitori hanno reagito in maniera composta ai segnali di graduale rimozione dello stimolo monetario giunti dalla Fed. Secondo la banca centrale, appare ormai appropriata una progressiva riduzione degli acquisti di titoli, ad un ritmo che esaurisca l’espansione del bilancio entro metà 2022. . La data più probabile di avvio del tapering è il mese di novembre. Le stime macroeconomiche aggiornate hanno rivisto al rialzo l’inflazione a fine 2021 (l’indicatore della Fed core PCE pari a 3.7% da 3% stimato lo scorso giugno e il PCE a 4.2% da 3.4%) ma mantengono inalterato il ritorno dell’inflazione a tassi prossimi a 2% a fine 2022. Sul fronte dei tassi ufficiali, la mediana delle risposte dei membri del Comitato Monetario inizia ad anticipare un primo rialzo a fine 2022, purché prosegua il progresso verso la “piena occupazione”. Segnaliamo l’imminente pubblicazione (8 ottobre) dei dati sul mercato del lavoro statunitense relativo al mese di settembre.

Concludiamo con un breve commento sul risultato delle elezioni tedesche di domenica 26 settembre. Le elezioni hanno visto vincitore il partito dei Socialdemocratici, l’SPD, che per la prima volta dopo anni è riuscito a superare i cristiano democratici, il partito di Angela Merkel, anche se con uno scarto molto ridotto e inferiore a quanto preventivato dai sondaggi. Non si prospetta un governo in tempi brevi: vista la frammentazione dei partiti, il nuovo governo dovrà essere formato da una coalizione di tre partiti, e le contrattazioni potrebbero durare mesi.

Le coalizioni con la maggiore probabilità di salire al governo sono due: una coalizione cosiddetta “semaforo”, in cui liberali e verdi si coalizzerebbero con i socialdemocratici, fornendo a questi ultimi i seggi mancanti per raggiungere la maggioranza in parlamento, e una coalizione cosiddetta “Giamaica”, in cui liberali e verdi si coalizzerebbero invece con la CDU. In questa prima fase è improbabile che SPD e CDU cerchino un accordo: proveranno entrambi a formare un governo che escluda l’avversario, per poter avere un maggior potere contrattuale all’interno della coalizione. I partiti in questione hanno programmi diversi in quanto a politica fiscale. CDU e liberali si sono dichiarati favorevoli alla conferma del freno al debito, mentre SPD e Verdi preferirebbero o derogarlo (SPD) o addirittura modificarlo in costituzione (Verdi).  Sul fronte tassazione osserviamo una distinzione analoga: CDU e Liberali propongono un taglio della tassazione sulle imprese, mentre SPD e Verdi spingono per imposte più progressive e per l’introduzione di un’imposta patrimoniale. La necessità di formare un governo di coalizione produrrà tuttavia un compromesso che vedrà ridimensionate le istanze più radicali .

In ogni caso, appare probabile nei prossimi anni una politica fiscale leggermente più espansiva con un aumento della spesa pubblica, dato il consenso bipartisan sulla necessità di contrastare il cambiamento climatico e rinnovare le infrastrutture pubbliche. Per quanto riguarda le politiche europee, si prospetta una maggior flessibilità del Patto di Stabilità e Crescita, ma non un salto verso una maggior integrazione europea: soltanto i Verdi appaiono al momento favorevoli a trasformare la Recovery and Resilience Facility in uno strumento permanente.

 

 

 

Post correlati

ott 19 2021

Equity Update - Ottobre

Autore: EA SIM

I mercati azionari dopo la debolezza delle ultime settimane stanno cercando di stabilizzare le quotazioni, anche se sullo sfondo restano le preoccupazioni circa l'elevata inflazione, i colli di bottiglia nella supply-chain globale, l’aumento dei costi delle materie prime e la stretta regolamentare di Pechino.

ott 15 2021

Aggiornamento Mercati al 15 ottobre

Nei mercati finanziari prosegue la fase di contenuta volatilità che riflette il deterioramento dello scenario macroeconomico,

Conosciamoci

Euromobiliare Advisory Sim

Corso Monforte 34,
20122 Milano

Parla con un consulente
Tel. +39 02 77426400
info@easim.it
Indirizzo PEC