nov 11 2020

Ilaria Fornari

Aggiornamento Mercati al 11 novembre 2020

Autore: Ilaria  Fornari

Dopo un mese di ottobre improntato alla prudenza e all’aumento di volatilità, le prime settimane di novembre hanno visto un forte recupero della propensione al rischio degli investitori. Nell’arco degli ultimi sette giorni, l’azionario globale ha recuperato circa 6%, con un rialzo esteso a tutte le aree geografiche ma molto più accentuato nella media dell’area euro (11%). Questo movimento riflette in primo luogo una valutazione favorevole del risultato elettorale statunitense, e più recentemente notizie favorevoli sul fronte sanitario. Questo contesto, e nei giorni scorsi la notizia di progressi significativi nella produzione e commercializzazione di un vaccino anti Covid-19, hanno rafforzato le rotazioni settoriali in atto da circa due mesi a favore dei comparti ciclici, dopo un protratto periodo di sotto-performance. Da inizio settembre, a fronte di un indice Standard & Poor’s quasi invariato, i comparti industriali e finanziari hanno recuperato circa 9% e 8%, a fronte di una flessione della tecnologia prossima a -6%, e di un calo più contenuto di circa -3% del comparto energetico (che ha recuperato sensibilmente nelle ultime sedute). E’ proseguito l’irripidimento della curva governativa statunitense, in parte a causa del previsto ampliamento del deficit pubblico.

Il risultato elettorale USA – con riguardo specifico alla composizione del Senato - sarà noto definitivamente solo il prossimo gennaio con l’elezione dei due senatori in Georgia. Si prospetta un Congresso diviso, con il controllo del Senato da parte dei repubblicani (o con maggioranza democratica solo esigua al Senato, e più significativa alla Camera). Questa prospettiva replica quanto accaduto in quasi tutto il decennio trascorso e probabilmente limita la capacità del Presidente di implementare pienamente il proprio programma. Per la Presidenza Biden questo avrà diverse implicazioni, che nel complesso i mercati dovrebbero accogliere favorevolmente.

In positivo, una Presidenza Biden con mandato parziale del Congresso riduce la probabilità di interventi incisivi in termini di nuova regolamentazione specie nei settori titoli tecnologico e finanziario. Con un Senato repubblicano, si allontana inoltre la prospettiva di aumenti delle tasse invisi ai mercati, quali un incremento dell’aliquota sugli utili aziendali (da 21% a 28% senza tuttavia risalire al livello del 35% precedente la riforma Trump) o un aumento imposta sui capital gain. Le migliorate aspettative di utili sostengono le valutazioni e tutto l’azionario.

In mancanza del pieno controllo del Senato, la nuova Amministrazione dovrà negoziare un compromesso bipartisan su diversi fronti. In negativo, si riduce la possibilità di uno stimolo fiscale molto ampio ed ambizioso: rispetto alla piattaforma elettorale, saranno probabilmente ridimensionati l’aumento della spesa pubblica in campo sociale o l’impulso alla green economy. Questo accentua la revisione al ribasso delle stime di crescita economica USA per il quarto trimestre 2020 e i primi mesi del 2021 data anche l’accelerazione dei contagi che probabilmente porterà anche negli Stati Uniti a nuove misure restrittive. Considerazioni analoghe valgono per l’Europa, dove i crescenti lockdown provocheranno nel quarto trimestre 2020 una flessione del PIL stimabile prossima a 9%. Nelle prossime settimane quindi l’entusiasmo degli investitori per la rimozione dell’incertezza politica negli Stati Uniti dovrà scontrarsi con l’inevitabile deterioramento dei dati economici causato dalla recrudescenza della pandemia. Secondo il nostro scenario centrale tuttavia, questo rinvia il proseguimento dell’espansione globale di circa due trimestri senza tuttavia comprometterla. L’esperienza del secondo trimestre ha infatti mostrato che, dopo la caduta produttiva associata ai lockdown, la riapertura delle economie, unita al sostegno dei policy maker, provoca rimbalzi significativi (anche a doppia cifra) dell’attività; inoltre la severità delle restrizioni produttive appare meno stringente rispetto alla scorsa primavera e lo shock negativo dall’epidemia Covid-19 è meno sincronizzato, grazie soprattutto alla resilienza della Cina e di parte dell’area asiatica.

Questo contesto potrebbe, almeno nel breve, temperare il recupero dei comparti ciclici, per i quali riteniamo tuttavia che una stabile leadership di mercato sia solo rinviata, in attesa di sviluppi favorevoli sul fronte sanitario o fiscale, che dovrebbero giungere entro l’inizio del 2021. Il mercato resterà infatti molto sensibile alle notizie positive sul fronte dei vaccini anti-Covid. Benché naturalmente i tempi di produzione e commercializzazione di massa non siano immediati, la prospettiva di un simile progresso sanitario rafforza l’ipotesi che la crescita globale possa accelerare a partire dal secondo trimestre 2021, coinvolgendo anche settori depressi quali i servizi. Inoltre riteniamo comunque probabile negli Stati Uniti l’approvazione di un pacchetto fiscale in tempi relativamente brevi.

Per quanto riguarda le politiche commerciali, un’Amministrazione Biden probabilmente ripristinerebbe un maggior multilateralismo nei rapporti internazionali specie su temi diversi da quelli economici, con maggior apertura alla cooperazione su cambiamento climatico ed emergenza sanitaria. Se confermata, questa prospettiva favorirebbe l’Europa. Il conflitto con la Cina è destinato a perdurare ma forse con meno enfasi sui dazi e maggior focus su temi strategici quali il controllo delle tecnologie. Le implicazioni per la valuta USA, in particolare per il cambio rispetto ad euro, sono limitate. Da un lato le prospettive di ampliamento di disavanzo federale, e di progressivo recupero del ciclo globale nel corso del 2021, sono sfavorevoli al dollaro; dall’altro tuttavia la prospettiva di nuovi interventi espansivi da parte della BCE alla riunione di dicembre, con probabile ampliamento e prolungamento del Pandemic Program di acquisti, tendono a deprezzare l’euro nei confronti delle maggiori valute. Nel nuovo contesto commerciale, e data la divergenza relativa tra le due economie a favore della Cina nei prossimi trimestri, l’indebolimento del dollaro potrebbe avvenire soprattutto verso il renmimbi.

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