apr 9 2021

Ilaria Fornari

Aggiornamento Mercati al 09 Aprile

Autore: Ilaria  Fornari

Inizio trimestre all’insegna del risk-on

Il passaggio dal primo al secondo trimestre è avvenuto all’insegna della propensione al rischio. Nelle ultime due settimane i mercati azionari hanno recuperato oltre 3.5% nella media globale (in valuta locale), con una performance relativamente migliore negli Stati Uniti e area dell’euro  rispetto alla media dell’area emergente e al Giappone. Anche il comparto high yield statunitense ed europeo ha dato rendimenti positivi. Le classi di attivo rischiose hanno beneficiato dei dati economici positivi relativi al mese di marzo, che confermano la resilienza dell’economia globale alla seconda ondata e preludono ad una forte accelerazione dell’economia USA, sulla scorta delle riaperture e del sostegno diretto al reddito delle famiglie che nel secondo trimestre giungerà da American Rescue Plan di recente approvazione. L’Amministrazione Biden ha inoltre presentato un nuovo piano di stimolo centrato sulle infrastrutture, che prevede una spesa complessiva di circa $2,000 mld distribuiti nell’arco di alcuni anni (di cui $300mld probabili nel 2022);   parte del piano potrebbe essere finanziato con incrementi della tassazione corporate, con un aumento da 21% a 27% dell’aliquota sugli utili aziendali, che ritraccerebbe solo parzialmente la riforma Trump. Dopo diverse settimane di recupero, i rendimenti governativi hanno generalmente stabilizzato, a beneficio del comparto tecnologico, che nelle ultime due settimane ha registrato la miglior performance (quasi 6% sia in USA che in Europa), a fronte di recuperi comunque signifiativi per i settori industriale e finanziario (in quest’ultimo caso soprattutto nel mercato USA), e di un aumento più contenuto per gli energetici, dopo il forte recupero del primo trimestre.

Rimbalzo crescita: da previsione a primi dati effettivi Nel secondo trimestre gli investitori cercheranno crescenti conferme alla rivalutazione positiva dello scenario economico che ha orientato l’andamento di tutte le maggiori classi di attivo nei primi mesi del 2021. Le revisioni al rialzo della crescita globale hanno visto il recente contributo del Fondo Monetario Internazionale, che questa settimana ha pubblicato le stime aggiornate nel World Economic Outlook: la crescita del PIL mondiale nel 2021 è stimata a 6%, risultato di 6.4% negli USA (da –3.5% nel 2020), 4.4% nell’area euro (da –6.6% nel 2020) e 8.6% nella media dell’Asia emergente. Il FMI riconosce che la ripresa è stata più rapida delle attese grazie ad uno sforzo senza precedenti delle politiche economiche, ma al tempo stesso sottolinea ll’elevata incertezza del contesto.

L’aspettativa di forte accelerazione della crescita dovrà gradualmente tradursi in realtà, benchè in anticipo negli Stati Uniti e nel Regno Unito, dove il progresso nelle vaccinazioni è molto significativo, rispetto all’area dell’euro, dove permangono restrizioni all’attività produttiva data la difficoltà di contenere i contagi: anche negli USA la contagiosità delle nuove varianti sta provocando una rapida accelerazione dei contagi (in linea con quanto accaduto nel Regno Unito lo scorso autunno), ma i progressi verso l’immunità di gregge sono significativi(considerando sia la quota di popolazione che ha già ricevuto almeno una dose di vaccino che chi ha già contratto la malattia). Diversamente da quanto finora accaduto, questo consentirà di spezzare gradualmente il legame tra aumento della mobilità e difusione del virus, renedendo sempre più possibile la riapertura delle attività.

I dati statunitensi rilasciati nelle ultime settimane, relativi al mese di marzo, hanno dato una prima indicazione di quello che si prospetta come un vero e proprio boom economico, con la crescita del PIL stimata in accelerazione a tassi stimabili tra 7% e 9% (annualizzato) nel secondo trimestre, da circa 5% nel primo. L’indice ISM manifatturiero è balzato quattro punti in marzo a 64.7, il livello più alto dei quasi quarant’anni di storia di questa indagine congiunturale, e con un recupero di tutte le componenti produzione, ordinativi e occupazione.  I nuovi occupati hanno registrato un balzo di oltre 900,000 unità in marzo, con aumenti diversificati tra settori, inclusi i servizi finora più colpiti dalla pandemia. Il tasso di disoccupazione USA è sceso a 6%, più che dimezzandosi dai picchi dello scorso anno, con una crescita salariale ancora moderata: permane infatti un’ampia capacità in eccesso nel mercato del lavoro, dove gli occupati totali restano inferiori di oltre 11 milioni ai livelli pre-Covid.

Se nei mesi scorsi sono stati soprattutto la domanda cinese e asiatica a trainare la ripresa del commercio internazionale, a partire dal secondo trimestre saranno gli Stati Uniti a guidare il rimbalzo di domanda globale. Nell’area dell’euro i tempi di recupero sono strettamente dipendenti dal ritmo di diffusione dei vaccini, che dovrebbe tuttavia accelerare nei prossimi mesi. In positivo inoltre, i recenti indicatori anticipatori segnalano il recupero del manifatturiero, e in seconda istanza dei servizi, anche in Europa e in generale nelle economie non-USA. L’indice PMI composto (che include manifatturiero e

servizi) mondiale in marzo è salito a 54.8, il livello più elevato dal 2014, con un aumento apprezzabile anche della componente servizi, uno sviluppo che legittima l’ipotesi di crescita più bilanciata nei prossimi mesi. Permangono ampi differenze regionali, con un’economia tedesca particolarmente robusta in ambito europeo-

Focus investitori su rialzo inflazione headline e core

I verbali della riunione della Federal Reserve che si è svolta lo scorso mese confermano ampiamente l’atteggiamento “attendista” che la banca centrale intende mantenere di fronte al significativo rialzo che si prospetta per l’inflazione nei mesi primaverili. Tale rialzo sarebbe infatti in gran parte dovuto a fattori transitori, tra cui l’aumento dei prezzi energetici, il confronto con i livelli depressi dello stesso periodo del 2020, e temporanee strozzature all’offerta con impatto sui costi di produzione. Negli USA l’inflazione headline potrebbe salire ampiamente sopra 3% entro la fine del trimestre in corso. L’aumento dell’inflazione core che esclude alimentare ed energia sarà più contenuto, ma comunque significativo: la variazione annua dell’indicatore monitorato dalla Fed potrebbe salire quasi un punto percentuale dall’attuale 1.4%, a valori compresi tra 2% e 2.5% in linea con il modesto sforamento al rialzo del target auspicato dalla Fed. Nella seconda metà del 2021 l’inflazione core dovrebbe stabilizzare intorno a questi livelli, e non registrare un’ulteriore gamba di rialzo. Il rischio principale a tale scenario viene dal prezzo dei servizi, finora in un trend di netta decelerazione, ma che potrebbero vedere un’inversione di tendenza dato l’aumento dei consumi. Ricordiamo che gli investitori iniziano a scontare un primo rialzo del tasso sui Fed Funds entro fine 2022, prima della scadenza indicata dalla Fed: la mediana delle risposte dei membri del Federal Open Market Committee rinvia il primo rialzo oltre fine 2023.

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